03 Luglio 2011

Tolsero di mezzo Dio...vennero gli dei

 

 di Massimo Borghesi

Il neopaganesimo di Alain de Benoist si costituisce in antitesi al cristianesimo e non per forma propria e originale. Mentre Caino è esaltato Abele viene disprezzato. Il nuovo paganesimo appare molto vicino a quello nazionalsocialista; per de Benoist, Hitler è “l’ultimo rappresentante della politica classica”. Il fascino cupo e vuoto che promana dalla Nouvelle Droite non ha tratto lezione dal dramma immane che ha insanguinato l’Europa negli anni ’40.

[Da «30Giorni», anno II, n. 7, luglio 1984, pp. 20-23]

«Un più alto spirito mandato dal cielo deve fondare fra noi questa nuova religione, l’ultima e più grande opera dell’umanità» scrivevano i giovani Hegel, Schelling, Hölderlin, in una sorta di programma filosofico-politico steso nel 1796, all’indomani della crisi degli ideali illuministici che il corso della rivoluzione in Francia aveva provocato negli animi di quasi tutta Europa. Essi auspicavano il sorgere di una «nuova mitologia» capace, dopo il declino della fede tradizionale, di accordare nuovamente tra loro intellettuali e popolo. Pochi anni dopo Friedrich Schlegel facendo eco a questo imperativo profetico affermava che una mitologia «siamo prossimi ad averla, o, piuttosto, s’avvicina il momento nel quale dobbiamo seriamente adoprarci a crearne una».

L’epoca dei miti è l’epoca del declino del cristianesimo dalla scena europea. Dagli inizi dell’800 sino a tutto il nostro secolo una schiera di pensatori, di artisti, di poeti viene vagheggiando una nuova fede, che non è semplicemente quella illuministico-rivoluzionaria (e poi marxista) animata dall’idea di progresso e volta verso il futuro di un’umanità redenta, bensì mossa dal desiderio di far rivivere gli dei dopo la «morte di Dio». Dalla mitologia germanica di Wagner (sia pure mitigata da elementi cristiani), al Dioniso di Nietzsche, a «Il mito del XX secolo» di Rosenberg, il filosofo del nazismo, è tutto un proliferare di immagini, di richiami, dal sapere vedico a quello celtico, che hanno un valore «sostitutivo». Quella che possiamo chiamare la variante di destra dell’«epoca della secolarizzazione» non si accontenta infatti della scomparsa del Dio cristiano, che pure combatte; ne vuole superare il vuoto che rimane conservando il senso del «sacro», della sacralità del mondo: di qui la funzione del mito. Esso «sostituisce» la fede cristiana impedendone la rinascita e bloccando al contempo l’esito necessario del processo di secolarizzazione verso il nichilismo. La realizzazione massima della capacità persuasiva ed ottundente del mito la si è avuta senza dubbio nella Germania dei dodici anni nazionalsocialisti. Qui nel suo coniugarsi con la politica, in quella che G. Mosse ha chiamato «l’estetica della politica», il mito si è fatto liturgia — nelle incredibili adunate nello stadio di Norimberga —, culto attorno all’unico Capo. La sconfitta del Reich e la fine della guerra hanno segnato in Europa l’emergenza della variante di sinistra dell’epoca della secolarizzazione, dal neoillumismo al marxismo, una mentalità de-mitizzante che privilegia l’utopia volta al futuro e relativamente povera di immagini. La crisi di questo pensiero nel periodo che segue al ‘68 coincide con una ripresa dell’opera di Nietzsche, quale profeta del «nichilismo», e di Heidegger per il quale il nichilismo occidentale concludendosi lascia ormai intravedere un nuovo spazio per il sacro come tale. E in questo clima, di declino del messianesimo marxista, di crisi del cristianesimo e di esigenza di nuove fedi che si inquadra il fenomeno di rinascita di una «Nouvelle Droite» in Francia. Come ha scritto J.-M. Domenach: «Tutto si svolge come se questi europei, dopo aver riposto le proprie speranze nel cielo (religioni verticali) e poi nella terra (religioni orizzontali), ritornassero alle religioni telluriche, al culto degli eroi morti e delle tradizioni sepolte». Questo avvenimento di cui recentemente, a partire dal 1979, si è occupata anche la stampa francese ed italiana è inquietante per almeno due fattori: per la diversità rappresentata rispetto alla destra tradizionale e classica, per il rapporto con il cristianesimo. Nei riguardi di quest’ultimo è certo che esso, più ancora che le ideologie di sinistra, viene rappresentato come il nemico principale. Già ai tempi della rivista «Europe-Action» (1963-66), uno dei periodici che costituiranno la fucina della nuova destra, gli argomenti anticristiani sono presenti. Questa tendenza si radicalizza con la fondazione del Grece (Groupment de Recherche d’etudes pour la Civilisation Européenne) nel 1969. Così la casa editrice dell’associazione — Copernic — edita opere anticristiane come L. Rougier, Celse contre les chrétiens; Id., Le conflit du christianisme primitif et de la civilisation antique; E. Renan, Judaism et Christianisme. Sulle consuetudini e tradizioni precristiane esce nel 1975 Les Solstices. Histoire et actualité di Jean Mabire e Pierre Vial sulle pratiche solstiziali europee; nel 1983 Alain di Benoist e Pierre Vial pubblicano il volume La mort. Tradition populaires / Histoire et actualité. In Italia d’altra parte la «nuova destra» italiana gli fa eco e la casa editrice AR dedica una collana («Paganitas») ai polemisti anticristiani antichi (Giuliano Imperatore, Celso, Porfirio) unitamente agli scritti di J. Evola sulla romanità tra cui L’imperialismo pagano. Se il filone italiano dipende nella sua critica al cristianesimo proprio da Evola quello francese è più direttamente influenzato da Nietzsche. Qui il vero e proprio organizzatore e ideologo del movimento è sicuramente Alain de Benoist, nato a Parigi nel 1942, collaboratore del «Figaro Magazine», autore di numerose opere tra cui ultimamente Comment peut-on être païen?, Paris 1981 («Come si può essere pagani?», tr. it., Basaia ed., Roma 1984) riguarda direttamente il nostro tema.
«Per chi considera con Nietzsche che la cristianizzazione dell’Europa [...] fu uno degli avvenimenti più disastrosi di tutta la storia fino ai nostri giorni — una catastrofe nel senso proprio del termine — che può significare oggi la parola “paganesimo”?» (p. 11). Questa domanda costituisce come la premessa all’intero scritto. Questo, che nell’insieme sta sotto la manifesta influenza di Nietzsche citato copiosamente, si prefigge di chiarire il senso di un paganesimo dopo il cristianesimo, di un paganesimo cioè che al di là di ogni intenzione non può più ripresentarsi nella sua immediatezza ma deve giocoforza assumere una nuova veste. Come avverte l’Autore poiché il «ritorno all’anteriore» è «impraticabile» ne consegue che «un nuovo paganesimo deve essere veramente nuovo» (p. 192). Per de Benoist ormai «non v’è bisogno di “credere” in Giove o in Wotan — [...] — per essere pagani. Il paganesimo oggi non consiste nell’innalzare altari ad Apollo o nel resuscitare il culto di Odino. Implica, invece il ricercare dietro la religione» l’«universo interiore cui essa rinvia». In «breve, implica il considerare gli dei come “centri di valori”», gli «dei e le credenze passano, ma i valori permangono» (pp. 23-24). La fede pagana ê allora una fede in divinità ridotte a simboli, una fede che richiama quella di tipo ellenistico cui il testo non a caso rinvia come possibile modello (pp. 193-195).

Qual è l’essenza di questo paganesimo per il quale gli dei, post-cristianamente, non possono più essere reali? Per de Benoist essa consiste nella sacralizzazione del mondo mediante i miti. Il paganesimo cioè, nei confronti del cristianesimo accusato di aver desacralizzato e demitizzato il mondo, si presenta come un’«altra spiritualità» più forte e più intensa: per essa il mondo non è separato da Dio ma è esso stesso divino. Qui sta secondo l’ideologo francese il vero punto di separazione tra paganesimo e cristianesimo, nel «dualismo» che caratterizza la posizione cristiana circa i rapporti Dio-mondo, per la differenza qualitativa che frappone tra uomo e Dio, differenza che viene invece a togliersi nella mitologia pagana per la quale il divino non è altro che la proiezione sublimata dell’umano. Il mondo paganamente inteso, come ciò che in se stesso è divino, è allora eterno, non ha né inizio né fine, è l’assoluta presenza dell’essere parmenideo. Questa sacralità del mondo non è però intesa da de Benoist alla maniera ad es. di Goethe o di Hölderlin, come splendore che promana dall’essere, bensì, dopo Nietzsche, come opera mitologizzante da parte dell’uomo, come creazione-trasfigurazione della volontà di potenza. La realtà infatti in sé non è che vuoto caos di fronte a cui si erge, sartrianamente e nietzschianamente, la libertà come assoluto creatore di forme, come energia che plasma il mondo secondo la misura del proprio volere. L’idea di un «cosmo», di un ordine in senso classico che la ragione e chiamata a «riconoscere», è qui definitivamente perduta.

In effetti il paganesimo di de Benoist è molto più la ripetizione del neopaganesimo nietzschiano che non quella del mondo precristiano, è un paganesimo cioè che si costituisce dialetticamente, mediante l’antitesi al cristianesimo e non già per forma propria ed originale. In ciò d’altra parte risiede la caratteristica propria del mito in senso moderno, nella sua volontà di superamento del cristianesimo senza però poter esser creduto nella sua verità: il mito nell’epoca post-cristiana è inevitabilmente ideologia. «Il paganesimo dell’avvenire — annunciato dal leader della “Nouvelle Droite” — sarà un paganesimo faustiano» (p. 192). Faust e, molto prima di lui, Caino, sono i prototipi di questa nuova umanità che trova il suo fondamento nella «volontà della volontà», nella volontà che vuole solo se stessa e che si afferma al di là di ogni norma, al di là del bene e del male. Il cuore del paganesimo starebbe infatti, Secondo l’Autore, nel senso della innocenza del mondo, nell’ignoranza felice di una colpa originaria, nel rifiuto della distinzione morale bene-male a favore di quella per cui è bene ciò che accresce la potenza e male ciò che la diminuisce. Nel campo della politica ciò significa, in accordo all’«ideologia del paganesimo indo-europeo» la fine dell’«antagonismo biblico tra la morale o il diritto e la sovranità politica» (p. 161). Qui le relazioni che dominano la scena sono «organiche» all’interno dello Stato e, come vuole Carl Schmitt, basate sul rapporto amico-nemico all’esterno. Nel campo della potenza la conflittualità è la norma. Le torbide immagini nietzschiane sull’uomo guerriero ed eraclitee sulla guerra madre di tutte le cose tornano enfaticamente in de Benoist. Di contro al «monoteismo giudeo-cristiano» il quale esige «l’estinzione dei conflitti, senza rendersi conto che la struttura conflittuale è quella stessa del vivente e che la sua estinzione implica l’entropia e la morte, il paganesimo europeo poggia su di un pluralismo antagonista di valori» (p. 164). Il paganesimo sacralizzerebbe così la lotta poiché «la contraddizione è il motore stesso della vita, il desiderio di farla sparire è un desiderio di morte» (p. 163). In questa concezione agonale che fa della lotta l’essenza stessa della vita risiede anche il tragico. Questi non muove però alla compassione o allo scoramento: «Il tragico implica una volontà di misurarsi col tempo, ben sapendo che questo alla fine vincerà, senza mai trovare nella certezza della caduta finale — la morte — il minimo pretesto per rinunciare» (p. 179). Questo «pessimismo della forza», che caratterizza la destra europea dopo Nietzsche, non è casuale ma emerge in rapporto al problema dell’ateismo. Mentre il pensiero pessimistico precedente a Nietzsche (Leopardi, Schopenhauer), apre in una qualche misura ad una prospettiva religiosa, la volontà nietzschiana di trarre ogni possibile conseguenza dall’opzione atea, impedisce, coniugando assieme pessimismo ed attivismo, un simile sbocco.

Quest’uomo, «esserci-per-la-morte» in senso heideggeriano, pura misura di se stesso, non ha un’«essenza» universale. Il paganesimo come politeismo diventa nella sua forma concettuale moderna sinonimo di nominalismo. La «svolta nominalista», cui era dedicato il numero dell’agosto ‘79 di «Nouvelle Ecole», la rivista teorica del gruppo, rappresenta anch’essa una logica conseguenza della posizione nietzschiana. Se non esiste più una verità obiettiva ma fondamento di tutto è la volontà di potenza, allora i concetti non sono che vuoti nomi con cui plasmiamo a piacere il mondo, essi non decifrano più nulla poiché nulla v’è da decifrare (con ciò la «NouveIle Droite» si separa anche dalla destra tradizionale, dallo stesso Evola, nella misura in cui questa conserva l’idea di una verità eterna). Lo stesso termine «uomo» non rimanderà più a nulla, non esiste più l’uomo come «immagine di Dio», ma solo una molteplicità di atomi in perenne lotta tra di loro. Viene meno così l’idea di universali diritti dell’uomo, cui l’Autore ha dedicato un saggio critico (A. de Benoist - G. Faye, La religion des droits de l’homme, in «Elements», gennaio-marzo 1981), nonché l’idea di uguaglianza, fondata sul presupposto che tutti gli uomini siano eguali di fronte a Dio. L’apologia della diversità e della differenza copre qui l’esaltazione dei più dotati, intellettualmente e fisicamente, di una «aristocrazia» che coincide perfettamente con l’ideale del superuomo nietzschiano. L’uomo — si afferma in Come si può essere pagani? — deve ambire «a diventare come gli dei», l’uomo «non deve soltanto essere se stesso, essere conforme alla propria “natura”, deve anche cercare di darsi una “supernatura”, di acquistare una sovrumanità» (p. 203). L’interesse per le scienze, coltivato dalla «Nouvelle Droite», dalla genetica, alla biologia (J. Monod), sociobiologia (E.O. Wilson), etologia (K. Lorenz), è finalizzato proprio, mediante la dimostrazione delle diversità innate e costitutive degli individui, a fondare questa «elite» antropologica. Il nuovo paganesimo appare così molto vicino a quello passato, nazionalsocialista, il cui capo non a caso viene esaltato da de Benoist come «l’ultimo rappresentante della grande politica classica». Il fascino vuoto e cupo che da esso promana non ha tratto lezione dal dramma immane che ha insanguinato l’Europa e il mondo negli anni ‘40. Il nuovo «mito del XX secolo» riemerge inquietante all’insegna del disprezzo di Abele e dell’esaltazione di Caino come una delle due fedi secolari, affatto estinta, dello spirito europeo nell’epoca della secolarizzazione.

Massimo Borghesi

COME CREANO DENARO DAL NULLA

di D. Icke

Oggi gli iniziati e gli uomini della elite controllano la politica, le banche, gli affari, i servizi, la polizia, gli eserciti, l'istruzione e i media di tutto il mondo. Forse il più importante settore in termini di controllo è quello delle banche

Si basa sulla creazione di denaro che non esiste e che viene prestato a persone e aziende in cambio di interessi. Ciò crea un debito enorme per i governi, le aziende e la popolazione in generale, che sono così più facilmente controllabili. 

Essenziale in tutto questo è stato permettere ai banchieri di prestare denaro di cui non sono in possesso. Funziona così:

se io o voi abbiamo un milione di sterline, possiamo prestare un milione di sterline. Semplicissimo. Ma se una banca possiede un milione di sterline, può prestare dieci volte tanto e più, e gravare quei soldi di interesse. Se anche solo un numero esiguo delle persone che teoricamente hanno i soldi depositati nelle banche andassero oggi a ritirarli, le banche chiuderebbero i battenti in mezz'ora perché quei soldi non ce li hanno.


Il denaro delle banche è un mito, un'altra truffa. Quando andate in banca a chiedere un prestito, la banca non stampa neanche una banconota nuova, né conia nuove monete. Si limita a digitare la somma del vostro prestito sul vostro conto corrente. Da quel momento in poi pagate alla banca interessi su ciò che non è altro che denaro digitato sullo schermo (denaro virtuale). 

Eppure, se non riuscite a rimborsare il prestito che non esiste, la banca può intervenire e, in tutta legalità, espropriarvi beni che invece esistono, come la casa, la macchina, la terra e tutto quello che possedete, per un valore pari a quello che compare sullo schermo. 


Inoltre, poiché il denaro non viene messo in circolazione dai governi, ma dalle banche private che concedono prestiti ai clienti, le banche controllano la quantità di denaro in circolazione. Più prestiti decidono di elargire, più denaro viene messo in circolazione. 

Qual è la differenza tra un boom economico e una depressione economica? Solo una: l'ammontare del denaro in circolazione. Tutto qui. E, attraverso questo sistema le banche private, controllate da quelle stesse persone, decidono quanti soldi saranno in circolazione. Così possono creare periodi di prosperità e di crisi a loro piacimento. 

Lo stesso succede con le borse, i cui agenti spostano miliardi di miliardi di dollari al giorno nell'ambito dei mercati finanziari e bancari, determinandone così l'ascesa o la caduta, lo sviluppo o il controllo. I crolli della borsa non accadono così per caso, accadono perché qualcuno li fa accadere.

La maggior parte del denaro in circolazione non è denaro materiale, banconote e monete. E' costituito da cifre che passano elettronicamente da un conto corrente su un computer ad un altro, attraverso bonifici bancari, carte di credito e libretti di assegni. Più denaro, elettronico o di altra natura, è in circolazione, maggiori attività economiche possono svolgersi e, quindi, più prodotti vengono comprati e venduti, maggiore è il reddito di cui dispongono le persone, e maggiori sono i posti di lavoro disponibili. 

Ma la cricca finanziaria ha sempre cercato di creare dei boom elargendo molti prestiti e poi staccando la spina. 

Economisti e giornalisti economici strapagati - la maggior parte dei quali non ha idea di quello che sta accadendo - vi diranno che i boom e le crisi rientrano nel cosiddetto "ciclo economico". Balle! Si tratta invece di una manipolazione sistematica messa in piedi dalla Elite per appropriarsi della vera ricchezza del mondo. 

Durante un boom molte persone finiscono per indebitarsi ancora di più. Una attività fiorente implica che le aziende chiedano ulteriori prestiti per comprare nuovi macchinari ed incrementare così la produzione. 

La gente chiede prestiti per comprarsi una casa più grande e una macchina nuova perché ha fiducia nel suo futuro economico. Poi, nel momento più conveniente, i maggiori banchieri, coordinati dalla rete di società segrete, alzano i tassi di interesse per diminuire la richiesta di prestiti e iniziano a richiedere il pagamento dei prestiti già accesi. 

Così facendo, i prestiti diminuiscono e ciò ha come conseguenza la sparizione dalla circolazione di unità monetarie (il denaro nelle sue varie forme). Questo fa diminuire la domanda e comporta anche una riduzione della occupazione perché non ci sono abbastanza soldi in circolazione per alimentare la attività economica.

Così le persone e le aziende (e gli stati - n.d.A.) non guadagnano abbastanza da rimborsare i loro prestiti e finiscono per fallire. 

A questo punto le banche si appropriano delle loro vere ricchezze, le loro aziende, la casa, la terra, la macchina, in cambio del mancato pagamento di un prestito che non è mai stato niente di più che delle cifre digitate su uno schermo. 

Negli Stati Uniti - per esempio - invece di creare denaro proprio privo di interesse, i governi lo prendono in prestito dal cartello di banche private e rimborsano sia l'interesse che il capitale tassando la popolazione. 

Le somme fantastiche di denaro che pagate sotto forma di tasse vanno dritte alle banche private per rimborsare prestiti che i governi potrebbero crearsi da soli, emettendo denaro privo di interessi. Perché non lo fanno? Perché l'Elite controlla i governi tanto quanto le banche.

Ciò che definiamo privatizzazione è la svendita di beni dello Stato al fine di impedire la bancarotta causata dal debito creato dalla banche. 

 


I paesi del Terzo Mondo stanno cedendo il controllo della loro terra e delle loro risorse ai banchieri internazionali poiché non sono in grado di rimborsare i grossi prestiti elargiti loro, di proposito, dalle banche proprio per intrappolarli in questa situazione.

 
28 Giugno 2011

TORNATO!!!

Ne e' passato di tempo......nel frattempo il mio cammino con Dio e' continuato,non sono piu' lo stesso di prima(speriamo in meglio!!!)Ho intenzione di portare avanti il blog e mostare le cose da un'angolatura diversa

Dio vi benedica tutti

 
15 Febbraio 2010

Gesu' e la Matematica

19-01-2010 - Gli amici del Movimento per la Vita e del Centro Aiuto alla Vita di Mistretta, nella Sicilia Centrale, tornano oggi a diffondere il risultato di uno storico sondaggio.

 

Utilizzando la probabilità statistica nel suo libro Science Speaks, originariamente pubblicato nel 1976 e poi più volte riveduto, lo scienziato statunitense Peter W. Stoner (1888-1980), direttore del Dipartimento di Matematica e di Astronomia del Pasadena City College in California, calcola che il realizzarsi casuale anche di sole otto profezie ammonta a una probabilità di 1 su 100.000.000.000.000.000 ovvero 1 su 10 in potenza 17.E si spiega con un esempio: se si prende un numero di monete di dollari di argento pari a 10 in potenza 17, con esse si può ricoprire tutta la superficie dello Stato nordamericano del Texas di uno strato spesso due piedi, vale a dire circa 60 centimetri. E quindi lo scienziato osserva: «Ora, segnate una di queste monete e disperdetele per tutto lo Stato. Bendate gli occhi di un uomo e ditegli che può andare lontano quanto vuole, ma che deve trovare il dollaro segnato. Quale possibilità ha di trovarlo? È la stessa probabilità che i profeti avrebbero avuto di vedere compiersi in un uomo le otto profezie da loro scritte, dalla loro epoca fino a oggi, assumendo che le abbiano scritte con la propria saggezza».Ebbene, la probabilità casuale che un uomo realizzi non 8, ma ben 48 profezie è pari a un numero ancora più enorme, 1 su 10 in potenza 157. Nei Vangeli però Gesù ha realizzato ben 48 profezie, almeno 48 profezie.  La probabilità che dunque Gesù sia stato un semplice uomo i cui gesti siano per caso coincisi con quanto il Messia avrebbe dovuto realizzare a norma di Scritture Sacre è infinitesimale, forse persino meno. A rigore allora di statistica e di matematica, Gesù era Dio.

 

 

 
01 Gennaio 2010

L'Anarco Pacifismo Cristiano

 

Si parla di Anarchia Cristiana in riferimento a persone o movimenti che, nella bimillenaria storia del cristianesimo, hanno contestato radicalmente, in nome dell'autentico messaggio di pace e libertà individuale contenuto nel Vangelo, le violenze e le censure spesso operate dalle autorità, ecclesiastiche incluse, sia nella vita civile che in quella di fede. Gli anarchici cristiani si connotano quindi, oltre che per il loro pacifismo anche per il loro antiautoritarismo. La parte relativa al messaggio sociale dei Vangeli, arriva a fondersi, alla luce delle dottrine egualitarie del XIX secolo, quali quelle anarchiche di connotazione non violenta, con paralleli valori in esse contenuti. Vengono frequentemente ed altresì rivisti in questa luce, comportamenti tipici della vita degli apostoli, nonché aspetti sociali delle prime comunità cristiane, quali la condivisione dei beni, l'egualitarismo, il rifiuto del potere statale ed altri.
I CRISTIANI ANARCHICI PERO' NON RIFIUTANO L'AUTORITA' IN QUANTO TALE,MA SOLO QUELL'AUTORITA' CHE NON VIENE DA DIO( FACILMENTE RICONOSCIBILE PER NON ESSERE A SERVIZIO DEL BENE DI TUTTI MA PER IL BENE DI SE STESSI E DELLA PROPRIA CERCHIA DI AMICI)
I gruppi anarco pacifisti cristiani si distinguono soprattutto per:
-La resistenza nonviolenta
-La disobbedienza civile
-Il boicottaggio
-L'obiezione di coscienza (al servizio militare,nel favorire l'aborto ecc)
-La diffusione del Vangelo in strada ma anche con mezzi telematici (internet opuscoli e soprattutto il guerrilla marketing)
-L'educazione alla pace e alla nonviolenza
-Contestazione dell'uso inappropriato della Tecnologia
-Amore per il Creato e difesa radicale dell'ambiente
-Difesa dei diritti Umani

 
30 Dicembre 2009

Baby Sindaco straniero eletto sindaco in una citta' a maggioranza Leghista

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Baby sindaco nero nel Bergamasco

Si chiama David N'Doua e ha 13 anni, eletto dei ragazzi

29 dicembre, 11:08
Baby sindaco nero nel Bergamasco(ANSA) - BERGAMO, 29 DIC - Si chiama David N'Doua, ha 13 anni, e' originario della Costa d'Avorio, e i compagni di scuola lo hanno eletto 'sindaco dei ragazzi'.

E' successo a Stezzano (Bergamo), un paese in cui c'e' una maggioranza leghista. L'iniziativa e' della scuola media Francesco Nullo. David e' nato a Seriate (Bergamo) da genitori ivoriani in Italia da anni, e ha sempre vissuto in provincia di Bergamo. Inoltre 4 dei 7 componenti del Consiglio comunale dei ragazzi sono di origini extracomunitarie.
Ovviamente i bambini  non possono che essere maestri degli adulti....

Gesu' infatti ce li presenta come modelli

 
28 Dicembre 2009

Sfatiamo il mito di Horus

Da il Pubblicano

Ne provano di tutte pur di screditare il Cristianesimo!

Cosa vogliono farci credere stavolta? 
Questo: la vita di Cristo è totalmente inventata poichè sarebbe molto simile a quella della divinità egizia Horo (o Horus)

Premettiamo che questa teoria, come al solito, non esiste in nessun testo attendibile che si occupi di mitologia e storicità Egizia(guarda tutti i link in fondo alla pagina).
Il tutto nasce e resta esclusivamente nel libro: "The Christ Conspyracy" scritto dalla sconosciuta D.M. Murdok, (sotto il nome di Acharya) e ha avuto tanta popolarità perchè è disponibile gratuitamente su internet ed è diventato un video circolante su blog e youtube. Ma andiamo con ordine (verifica tutto quello che dico con la voce Horus di Wikipedia). 

  • Inizialmente sono due i sostenitori di questa teoria: Gerald Massey, sconosciuto poeta britannico, che per dimostrare, ad esempio, che Pilato fosse un nome inventato provò a ricostruire il nome (anagramma) partendo da un mix di personaggi mitici egizi. Purtroppo morì prima di vedere che nel 1961 a Cesarea Marittima si scopriva una lapide con inciso il nome del prefetto romano. 
    E il massone teosofo (cioè un mistico-filosofo) Alvin Boyd Kuhn.

    La loro tesi, come ho già detto, è subito contrastata fortemente dagli Egittologi (vedi studiosi del calibro di Assman,Hornung e Frankfort). 
    Queste teorie sono nate da un'interpretazione errata, a detta degli egittologi moderni, di un rilievo trovato a Luxor in cui è descritta la vita di Horus. 
    Ad esempio Richard C. Carrier, storico dell'antichità e filosofoateo, afferma: 

    "Le opere di Massey, che tentano di stabilire un più generale parallelismo tra la religione giudaico-cristiana e la religione egizia, sono assolutamente disconosciute dalla moderna egittologia e non sono menzionate nell'Oxford Encyclopedia of Ancient Egypt o in qualche altra opera di riferimento di questa branca accademica. Massey non è infatti nominato né in "Who Was Who in Egyptology" di M. L. Bierbrier (III ed., 1995), attuale lista degli egittologi internazionali di riferimento, né tanto meno nella più estesa bigliografia sull'antico Egitto stilata da Ida B. Pratt (1925/1942), universalmente riconosciuta dalla comunità internazionale degli egittologi".
    (Carrier, Brunner's Gottkoenigs and the Nativity of Jesus: a Brief Communication)
  • Negli anni '30, Margaret Murray, in un capitolo del suo libro "Il Dio delle streghe", conferma la teoria di Massey. 
    Subito viene smentita dagli storici ed egittologi, come Norman Cohn (che definisce il lavoro della Murray: "bufala storica"),Ronald Hutton, G. L. Kitteredge (accademico e storico), Keith Thomas, J. B. Russell e il famoso storico italiano Carlo Ginzburg(in Folklore, magia, religione, Einaudi, 1972).
  • Infine nel 1999, la poco famosa storica Murdok riporta alla luce questa assurda somiglianza, ma lei stessa ammette di aver attinto alle fonti di Massey.

    Concentriamoci sul libro della Murdok: "The Christ Conspyracy"., smontando una per una tutte le tesi:
  1. "Horus nacque dalla vergine Isis-Meri il 25 dicembre in una grotta/magiatoia con la nascita annunciata da una stella in oriente e attesa da 3 saggi uomini"

    E' una affermazione piena di errori:
    1) Isis/Iside non era vergine, era sposata con Osiride e nessuna fonte attesta esplicitamente che fosse vergine e non avesse consumato il matrimonio.

    2) Il concepimento miracoloso sta nel fatto che Set uccise Osiride e Isis ricompose i pezzi del marito e giacque con lui. In questo modo fu "miracolosamente" concepito Horus. (vedi qui la versione ufficiale)

    3) Il nome di Isis era Isis e basta, non Isis-Meri.

    Non ci sono documenti ufficiali che provano che Meri fosse parte del nome. La stessa Murdok, nel suo libro, non menziona alcuna fonte su tal fatto. Il ‘Meri’ aggiunto non ha riscontro nella mitologia egizia (guarda i link in basso o cerca tu dei siti che parlino di antico Egitto, e non solo di questa storia).

    4) Horus secondo il mito nacque l’ultimo giorno del mese di ‘Khoiak’ ovvero il 15 Novembre e non il 25 dicembre
    Altre fonti dicono sia nato il 25 agosto (vedi qui). 
    La nascita di Horus, inoltre, non fu annunziata da una stella in oriente e non ci furono saggi o magi presenti alla sua nascita.

    5) Parliamo della stella: la Murdok, copiando l’idea di Massey, afferma che la stella, profetizzatrice di Gesù, era Orione e quindi la Stella di Orus. Oltre al fatto che Orione è una costellazione e non una stella, non fu questa la costellazione o stella che i Magi vedettero (guarda qui).
  1. "Il padre terreno di Horus era Seb (Giuseppe)"

    Non si nota alcun parallelo tra il nome ebreo Joussef (Giuseppe) e l’egizio Seb.
  1. "Horus era di origine regale"

    E' vero nel senso che era figlio diretto degli dei, ma non si può comunque comparare con Cristo. 
    La regalità di Gesù deriva dalla Stirpe di Davide, un re terreno. Horus, secondo il mito, era discendente della celeste regalità essendo figlio diretto del dio maggiore. 
    Qualche somiglianza, ma forzata.
  1. "A dodici anni Horus insegnava nel Tempio, a 30 fu battezzato dopo essere sparito per 18 anni".

    Non è vero. Nessuna fonte parla di queste cose, tant'è che neanche la Murdok (Achaya) ne porta le fonti
    Inoltre Gesù non è sparito, semplicemente gli evangelisti si concentrano sulla vita pubblica da adulto. Studiosi autorevoli, come Thiede, stanno confermando le ipotesi che Gesù prima della vita pubblica abbia frequentato la città di Sefforis distante 6km da Nazareth. (vi darò notizie a breve).
  1. Horus fu battezzato nel fiume Eridano o Iarutana (Giornado) da “Anup il battista” e “Aan”.
    Mai accaduto. Anup il Battista non compare da nessuna parte nel mito di Horus. Inoltre l’eridano è una costellazione.
  1. "Aveva 12 discepoli, due dei quail suoi testimoni ed erano chiamati Anup ed Aan (sempre gli stessi)".
    Horus aveva quattro discepoli (chiamati Heru-Shemsu). Una referenza parla anche di 16 discepoli ed un gruppo (non numerato) di ‘mesnui’ (fabbri) che lo seguirono in battaglia contro Set. Anupo e Aan non compaiono nel mito.
  1. "Fece miracoli, esorcizzo demoni, e resuscitò El-Azarus ( El-Osiris) dai morti.
    Vero, fece miracoli, anzi alcune guarigioni. Gesù fece molto di più che guarire (moltiplicazione pani e pesci, placare le tempeste, tramutare acqua in vino ecc..). 
    Inoltre Horus non ha mai esorcizzato demoni o resuscitato dai morti Osiride. Inoltre Osiride era Osiris e non venne mai chiamato El-Asarus o El-Osiris.
  1. "Horus camminò sulle acque"
    Non è riportato nella sua mitologia (guarda link in basso)
  1. "Il suo epiteto personale era “Iusa” (Gesù?), il figlio di Ptah il “padre”. Era quindi un figlio santo".
    Non fu mai chiamato Iusa (e tale nome non compare da nessuna parte in Egitto, mitologia o storia) e nemmeno fu chiamato ‘figlio santo’. La Murdok non cita le sue fonti.
  1. "Ha dato un Sermone della Montagna e i suoi discepoli raccontarono ‘I detti di Iusa’
    Horus non ha mai predicato sulla montagna e come detto sopra non fu mai chiamato Iusa (guarda link in basso)
  1. "Horus si transfigurò sul monte"
    Nel mito non compare questo fatto.
  1. "Horus fu crocefisso, morì e fu sepolto e poi resuscitò"
    Horus non fu mai crocefisso
    Un mito di minore rilievo e valutato ufficiosamente, afferma che fu ucciso e fu gettato a pezzi nel Nilo e poi sua madre Isis lo fece recuperare da un coccodrillo. In un altro si afferma che muore per morso da scorpione e sua madre ha riesumato il cadavere (non l'ha resuscitato). Nelle fonti ufficiali, comunque, Horus non muore, è invece Osiride ad essere ucciso da Set.
  1. "Horus era anche “La via, verità e luce”, “Messia”, “L’unto di Figlio di Dio” (affermando che KRST vuol dire "unto"), ‘Il figlio dell’uomo’, “il buon pastore” ,etc….."
    I soli ed unici titoli di Horus erano: Grande Dio, Signore delle Potenze, Signore dei Cieli e Vendicatore di Suo Padre. Krst inoltre in egiziano significa funerale (o sotterramento), non ‘unto’. E comunque non fu mai chiamato così.
  1. "Era pescatore e viene associato con il Pesce (Ichtys), l'Agnello e il Leone".
    Horus non fu mai pescatore, nè ci riferì a lui come pescatore. Gesù non è associato ad un pesce, e Horus non è mai associato ad agnelli e leoni ma ad un falco.
  1. "Horus venne a portare a compimento la Legge"
    No, non c’era nessua “Legge” da portare a compimento.
  1. "Doveva regnare per 1000 anni come Gesù"
    Nel mito non sta scritto.


Insomma, dalle fonti ufficiali si evince che Horus e Gesù hanno pochissimi tratti in commune, ma le loro storie sono completamente differenti.

Ma cosa dicono gli egittologi della Murdok, dopo questa serie di totali bugie?
Dicono che la Murdock non ha una formazione accademica da egittologa ed una delle critiche fondamentali che le si rivolgono è di non aver attinto da fonti primarie ma di aver utilizzato fonti poco attendibili come quelle di Massey o quelle di Murray (vedi link in basso Wikipedia)
La ricostruzione della vita di Iside e Horus fatta dalla Murdock è in aperto contrasto con i risultati raggiunti dall'attuale egittologia e non trova riscontri nella narrazione delle vicende di Horus e Iside come narrate nella mitologia egizia. 

Questo argomento dimostra la cosa più assurda: come una semplice teoria portata da una persona qualunque senza alcuna preparazione, con l'unica caratteristica di essere anticristiana, possa diventare più famosa e attendibile delle stesse fonti storiche ufficiali. Ciò purtroppo evidenzia il livello di ignoranza che circola nel web!

Per tutte le verifiche di quello che è stato detto:
  • Horo, voce Wikipedia.
  • Horus, voce Wikipedia inglese, molto ampliata, non accenna neanche alla similitudine Gesù/Horus.
  • Sito interessantissimo, pieno di riferimenti, che affronta l'argomento in modo esauriente: (1° parte), (2°parte), (3°parte).
  • Reginadistracci.splinder: altro blog che tratta l'argomento in modo interessante, prendendo in considerazione anche le altre divinità egizie.
  • Horus, la sua storia in un sito di mitologia egizia inglese.
  • Horus, i miti dell'egitto, in lingua inglese.
  • Horus, l'antico egitto in lingua inglese.
  • Horus, miti dell'egitto, in lingua inglese



 
26 Dicembre 2009

E se si ritornasse alla Sedia Gestatoria???

di Francesco Colafemmina

 

Siamo stati tutti testimoni dell'incredibile atto di una squilibrata che ha fatto violentemente cadere il Sommo Pontefice durante la solenne celebrazione della notte di Natale. Ognuno di noi sarà rimasto turbato da quelle immagini di una crudezza inaudita. E molti si saranno domandati come sia stato possibile tutto ciò.

 

Ebbene, è d'obbligo una precisazione su quanto avviene costantemente in Basilica ad ogni celebrazione presieduta da Sua Santità. Nella parte posteriore della navata centrale non esistono banchi in legno, bensì sedie di plastica beige ancorate tra di loro, del tipo comunemente usato nelle sale d'attesa degli ospedali.
Così, quando il Papa passa in processione, la gente, presa dal delirio, inizia a spingersi sulle transenne lignee che delimitano il passaggio dei celebranti. Non solo: per poter fotografare il Papa non si esita a spostare sedie ed a salirci su. Scene degne di un concerto rock più che di una solenne celebrazione nel centro della Cattolicità. E' incredibile ma si creano in questo modo due ali di gente che preme, sale sulle sedie, tenta di toccare i Cardinali, lancia flash in piena faccia al Pontefice, e via dicendo.
E' pertanto estremamente difficile per i pur vigili occhi della Gendarmeria, individuare esaltati o pazzi di turno che tentino di spingersi oltre le transenne.

 

Come rimediare a tutto ciò?

 

Una soluzione estremamente valida potrebbe consistere nel ripristino della Sedia Gestatoria!

 

Con questo solenne trono il Santo Padre non solo diverrebbe a tutti visibile, ma si eviterebbe anche l'assembramento dei fedeli che vogliono fotografarlo in prima linea. Oguno se ne starebbe al proprio posto con il Papa ben visibile e i Gendarmi potrebbero controllare molto meglio la situazione, perchè ogni movimento in quell'ordinata assemblea richiamerebbe immediatamente la loro attenzione. Inoltre il Papa sarebbe protetto da eventuali attacchi da ben 8 sediari. Ne trarrebbe inoltre un evidente vantaggio la solenne maestà di Sua Santità che per una strana, ma mediaticamente comprensibile abitudine, viene invitato a stringere le mani a chiunque, a questo contatto fisico che normalmente è sempre stato limitato e scrupolosamente moderato in considerazione dell'Autorità papale e del rispetto dovuto al Vicario di Cristo. Il contatto fisico, tra l'altro, potrebbe esserci sempre, ma meno osceno di quanto non sia oggi: tanta gente sembra quasi volersi attaccare come una piovra alle mani del Pontefice. Altri, invece, vorrebbero baciargli contemporaneamente l'anello: scene talvolta sconvolgenti, anche se motivate dalla buona fede.
Sappiamo tutti che la sedia gestatoria è stata utilizzata senza problemi sino a Giovanni Paolo I. Inoltre tutti possiamo attestare il disagio nel ricordo di quella discutibile pedana mobile che fu utilizzata negli ultimi anni del pontificato del Venerabile Giovanni Paolo II. Sarebbe stato più opportuno o no utilizzare la sedia gestatoria in quel caso?
Purtroppo chi si azzarda a revocare questo solenne "mezzo di trasporto" papale viene dipinto solitamente come un nostalgico in cerca di pompose memorie del passato o di aristocratici ninnoli pontifici. Invece bisognerebbe capire una volta tanto che taluni oggetti del passato non erano espressioni di esteriorità magnificente, bensì utili e pratici strumenti che aiutavano i fedeli a guardare il Papa, esaltavano il senso di rispetto dovuto al successore di Pietro, salvaguardavano la salute e la stanchezza di Sua Santità. Si dirà: ma non è accettabile che un uomo venga portato a braccio da altri uomini! E' un segno di potere!
Ovvietà che derivano da una visione meramente materialistica del Papato. L'amore e l'affetto per il papa rendono lieto il compito ai sediari, la cui istituzione permane viva e pronta a servire il Pontefice. Un uomo anziano portato a spalle su un piccolo trono è anche segno concreto delle parole del Signore a Pietro in Giovanni, 21,18: "In verità, in verità ti dico: quando eri più giovane ti cingevi la veste da solo, e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti cingerà la veste e ti porterà dove tu non vuoi". Quel trono è segno di una diversa potestà, di una autorità completamente distinta da quella del mondo e del potere materiale: è la potestà dell'amore e l'autorità del Pastore che "pasce le pecorelle" di Cristo! E' la potestà e l'autorità del Pontefice che è retto fisicamente dai sediari e spiritualmente da tutti i fedeli. E' la potestà e l'autorità del padre che governa la Chiesa di Roma e nella successione apostolica non rappresenta semplicemente se stesso, la propria persona, ma l'auctoritas pontificale discendente dalla missione che Gesù affidò a Simon Pietro.
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Nell'eventualità di questo "ritorno al passato" certamente i mass media non farebbero salti di gioia e qualche giornale potrebbe cogliere l'occasione per abbandonarsi a spiacevoli commenti, eppure sarebbe difficile farlo in questo momento, dinanzi all'evidente esigenza di assicurare la massima sicurezza e protezione al Pontefice.
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Non sono forse queste delle valide e cogenti ragioni per reintrodurre la sedia gestatoria?
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E poi chi l'ha detto che il Papa per essere "amato" deve fare bagni di folla modello rock star o politico intraprendente?
La solennità del suo sacerdozio dovrebbe aiutare i sacerdoti ad aver più rispetto di sè ed i fedeli ad avere maggior rispetto per l'autorità pontificia e sacerdotale che il Papa incarna quale vicario del Pontefice Massimo, del Nostro Signore Gesù, il Re dell'Universo

 

 

 
24 Dicembre 2009

LA LENTA MA INESORABILE COLONIZZAZIONE DELL'ISLAM

 

Eccomi!!!

 

Quel bastardo di satana si e' divertito a distruggermi il computer ed ad attaccarmi con varie tentazioni....a quanto pare gli do' fastidio...meglio cosi!!!!

 

Questo video ha lo scopo di smuovere un po' di quelle coscienze che spinte da un pietoso buonismo nei confronti dell'Islam,per le coppie gay,per l'uso di contraccettivi e profilattici stanno facendo in modo che vi sia in atto un autentica colonizzazione...e di annientamento delle nostre culture

 

 

 
02 Dicembre 2009

Ecco un esempio di coerenza al Vangelo

 

di Massimiliano Amato

Volevano i soldi raccolti tra i fedeli per ristrutturare la sagrestia distrutta da un incendio un anno fa. Il “pizzo” sulla colletta. Ma don Mario Ziello, parroco di Santa Maria del Carmine alla Concordia ai Quartieri Spagnoli, nel cuore della Malanapoli ci è nato. Ha avuto come compagno di scuola Ciro Mariano, leggendario capo del clan dei “picuozzi” oggi sepolto vivo sotto una montagna di ergastoli, e figurarsi se non ha ancora imparato come si tratta con «quelli là». «Ho imposto alla ditta di non pagare, ho fatto inmodoche chiudesse le porte in faccia agli estorsori». “Quelli là” erano due guaglioni di malavita presentatisi in parrocchia più di una volta. Atteggiamento sprezzante e eloquio allusivo, hannofatto capire agli operai impegnati nel cantiere che puntavano agli oboli raccolti faticosamente nel quartiere da don Mario. «Non ho accettato,nonpotevo: avessi aderito alle loro richieste, non avrei mai più trovato il coraggio di guardare negli occhi i bambini del rione, che ho coinvolto in tante iniziative sulla legalità e contro la malavita». 

UN INSOLITO DOPO MESSA 
Il rione si è stretto intorno al suo parroco, domenica mattina, dopo la messa solenne delle undici.DonMario, che i clan li ha sempre sfidati a viso aperto, anzi guardandoli negli occhi, l’affronta con espressione tirata. Per tutta la funzione è un fascio di nervi. Anche l’omelia ha ritmi sincopati, il sacerdote liquida la liturgia domenicale con poche battute filando veloce verso la conclusione. Quindi, dopo la benedizione finale, risale sul pulpito, chiedendo ai fedeli di non abbandonare la chiesa. «Vi devo parlare – esordisce in un silenzio di ghiaccio, la tensione che si potrebbe tagliare con un coltello. – Sono venuti a chiedere la tangente sui lavori di ristrutturazione della vostra chiesa. Gli operai hanno detto che non potevano fare niente e li hanno mandati da me, ma quelli nonsono venuti.Conmenonvogliono averci a che fare, hanno detto. Ma io li ho visti, un giorno ho pure provato a fermarli, ma loro sono scappati. Forse perché il mio rifiuto li ha impauriti». Quando don Mario finisce di parlare, dalle navate parte un applauso lungo, assordante. Commovente.La gente sale sull’altare, lo abbraccia, lo incoraggia ad andare avanti. E lui, il prete animatore di tante iniziative anticamorrra, ascoltato qualche anno fa anche dalla Commissione antimafia insieme ad altri sacerdoti di frontiera come l’ex parroco di Forcella, don Luigi Merola, e don Fulvio D’Angelo di Scampia, promette: «Finché sarò il vostro parroco, quella gente dovrà girare alla larga». 

IL «FUORI PROGRAMMA»
Il “fuori programma” domenicale con la clamorosa rivelazione ai fedeli, in realtà, don Mario lo aveva programmato per tempo con la questura, dove aveva presentato immediata denuncia dei tentativi di estorsione subiti dalla sua parrocchia. «La gente doveva sapere – commenta ora. – E non perché fossi in cerca di facile pubblicità: non può esserci impegnocivile senza coraggio, e la gente dei Quartieri ha bisogno di sapere che non è sola nella quotidiana lotta contro ogni forma di illegalità». «Come mi sento adesso? Sereno: non ho alcuna intenzione di collaborare con quei criminali e ho fiducia massima nelle capacità degli investigatori. Non so da dove venivano, ma se sono del quartiere dovrebbero sapere bene che io non faccio un solo passo indietro». Le indagini della Squadra mobile, partite subito dopo la denuncia del prete coraggio, non escludono però nessuna pista.Nemmeno quella che potrebbe portarli fuori dai Quartieri spagnoli, in direzione di qualche organizzazione dei rioni limitrofi. E non si tralascia nemmeno l’ipotesi di qualche cane sciolto.

 

 
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